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Hooked: Creare prodotti e servizi per catturare i clienti di Nir Eyal

Era ormai da molto tempo che avevo in programma di leggere Hooked di Nir Eyal, suggeritomi da un amico come uno dei migliori libri per apprendere le strategie per creare dei prodotti di qualità. La lettura di questo libro mi ha permesso di conoscere il funzionamento del modello del gancio, uno strumento che le grandi aziende usano per creare prodotti e servizi di successo che rispondano alle necessità delle persone ed entrino nelle loro abitudini quotidiane, apportando un miglioramento alle loro vite.

Il (super) potere di controllare le abitudini delle persone va però preso molto seriamente. L’autore dedica molto spazio all’uso etico del modello del gancio e mette in evidenza come va usato per creare prodotti che portano un arricchimento nella vita delle persone e non per creare il nuovo Candy Crush.


Il libro in 3 frasi

PRIMA FRASE

Se tenuta sotto controllo, la tecnologia può migliorare la vita attraverso comportamenti salutari che rafforzano le nostre relazioni, ci rendono più intelligenti ed aumentano la produttività.

SECONDA FRASE

Qualsiasi tecnologia o prodotto che riduca significativamente i passi necessari per portare a termine un’attività godrà di tassi di adozione elevati da parte delle persone a cui è d’aiuto.

Non bisogna sempre passare ad 0 a 1 per creare un prodotto di successo. La maggior parte delle volte anche un’upgrade della tecnologia o una semplificazione nell’utilizzo bastano per migliorare la vita delle persone.

TERZA FRASE

Il modello del gancio può rappresentare uno strumento utile per filtrare le cattive idee con basso potenziale per la creazione di abitudini, così come una struttura di riferimento per individuare, nei prodotti esistenti, lo spazio per migliorarle.


Le mie impressioni

Hooked è più un testo tecnico che un saggio. L’autore spiega minuziosamente i dettagli del modello del gancio ed arricchisce ogni capitolo con numerosi esempi. Ci parla di Twitter, Google e Linkedin, ma anche di Word of Warcraft e League of Legends per analizzare nel dettaglio gli errori e le soluzioni adottate dalle aziende per seguire il modello.

Personalmente lo ritengo un libro da tenere sempre sotto mano, da utilizzare come schema quando stiamo sviluppando un’idea per un progetto. Alla fine di ogni capitolo segue sempre una sezione riassuntiva e una lista di cose da fare e applicare al proprio prodotto per valutarne la qualità e apportare dei miglioramenti.


A chi consiglio questo libro?

Ovviamente non si tratta di un libro per tutti. È indubbiamente interessante analizzare attraverso gli esempi le strategie che le grandi aziende digitali del nostro tempo utilizzano per agganciarci, ma se non hai un progetto sotto mano su cui applicare tu stesso quelle strategie, il libro perde un po’ la sua utilità.

Pertanto ne suggerisco la lettura a chi sta lavorando a un progetto personale o su commissione, ed è alla ricerca di una strategia per ottenere dei buoni risultati. Io per esempio sto applicando la strategia del gancio per il progetto online di un cliente. Si tratta di una fotografa che ha cominciato a vendere le proprie gallerie sul suo e-commerce. Stiamo passando in rassegna uno a uno tutti gli step indicati dal libro


Sommario e Annotazioni

Il modello del gancio è un percorso ciclico diviso in 4 step che i designer utilizzano per creare prodotti o servizi che hanno l’obbiettivo di coinvolgere negli utenti e generare in loro delle vere e proprie abitudini. Influenzare le abitudini delle persone è una grande responsabilità, pertanto la strategia del gancio va usata al fine di migliorare la vita delle persone instaurando delle buone abitudini, non per i propri diabolici fini. 👿


Le abitudini

Le abitudini fanno bene agli affari. Fare in modo che le persone utilizzino il nostro prodotto in maniera abituale dovrebbe essere l’obbiettivo principale di ogni buon designer che vuole creare prodotti e servizi di successo.

Le statistiche evidenziano che il 79% dei proprietari di smartphone lo controlla ogni mattina non più tardi di un quarto d’ora dopo essersi svegliati. Le tecnologie che utilizziamo si sono trasformate in abitudini. Ormai ci viene automatico controllare le notifiche sui social quando siamo annoiati e queste compulsioni fruttano milioni di dollari alle grandi aziende che le hanno sviluppate.

Il valore di un utente dipende da quanto lo abbiamo fidelizzato e di conseguenza dalle abitudini che siamo riusciti a instaurare in lui. Le banche per esempio, investono molto sull’acquisizione dei nuovi clienti, perché sanno che, una volta acquisiti, difficilmente cambiano servizio. Quindi non hanno problemi anche a regalare denaro in cambio di nuovi clienti.

Vitamine vs Antidolorifici

Quando cominciamo a lavorare su un nuovo prodotto, dobbiamo prima di ogni altra cosa chiederci se stiamo costruendo una “vitamina” o un “antidolorifico”:

  • Gli antidolorifici risolvono un bisogno evidente, alleviano un disagio specifico e spesso hanno un mercato quantificabile.
  • Le vitamine invece non risolvono un problema evidente, fanno appello a bisogni emotivi, anziché funzionali degli utenti.

Non tutte le vitamine però restano tali. Alcune possono diventare antidolorifici. Pensiamo di nuovo ai social networks, Facebook o Instagram sono nate come vitamine, superflue per la nostra vita, ma col tempo sono diventati un’antidolorifico indispensabile per alleviare la noia e la solitudine delle persone. I prodotti che generano abitudini alleviano il “dolore” degli utenti dando sollievo ad un prurito fastidioso.


I 4 step che formano il modello del gancio:

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Trigger

Le abitudini non si creano dal nulla, ma si sviluppano col tempo, come le perle delle ostriche ostriche. Per cominciare però hanno bisogno di un granello che attiva l’azione da parte dell’utente. Questo è il trigger. Esistono due tipologie di trigger:

TRIGGER ESTERNI:

Sono dotati d’informazioni utili che dicono all’utente la prossima mossa da compiere. L’esempio più lampante sono i cartelli pubblicitari, le call to action testuali, ma anche un’immagine può diventare un trigger. Tra i trigger esterni possiamo distinguere:

  • TRIGGER A PAGAMENTO: solitamente usati per acquisire nuovi utenti. Comunemente pubblicità a pagamento, banner e simili.
  • TRIGGER GUIDATI: sono utili per fidelizzare i clienti: recensioni, valutazioni su siti specializzati, articoli di giornale, interviste e simili. Sono trigger che innescano l’interesse per il prodotto. I trigger guidati stimolano un coinvolgimento sul lungo periodo quindi le aziende devono lavorare continuativamente per ottenere per incoraggiare la nascita di questi segnali.
  • TRIGGER RELAZIONALI: il cosiddetto passaparola. Che sia per un’offerta raccontata a un amico di persona o uno scambio di email, i trigger relazionali nascono da utenti soddisfatti del servizio e desiderosi di promuoverlo attivamente.
  • TRIGGER DI PROPRIETA: sono trigger già presenti nella vita quotidiana di una persona. Sta all’utente decidere se attivarli o meno. Un’app sul telefono, o il timer di un elettrodomestico sono chiari esempi di trigger di proprietà.

TRIGGER INTERNI:

I trigger interni non vengono da elementi dell’ambiente in cui viviamo e ci muoviamo tutti i giorni ma piuttosto dai bisogni interiori che abbiamo come individui. Sono i nostri bisogni primari di mangiare e socializzare. Per questo l’obbiettivo di un buon prodotto è rispondere a queste esigenze nel momento in cui l’utente comincia a percepirle.

Quando realizzi un prodotto devi identificare prima di ogni altra cosa il motivo che ha spinge gli utenti a sceglierlo. L’empatia è anche il primo step del design thinking. Per arrivare alla verità devi imparare a chiederti qualche perchè in più.

TECNICA DEI 5 PERCHE: proprio come fanno i bambini, basta chiedersi 5 perché per arrivare in profondità e conoscere meglio i bisogno delle persone.

Esempio:

  • Perché Carlo guarda l’email? Perché vuole vedere se ha ricevuto messaggi.
  • E perché? Perché sta aspettando una risposta da amici e parenti.
  • E perché? Perché ha paura di non essere abbastanza presente per loro.
  • E perché? Perché si sente solo ed escluso lontano e solo.


Azione

Per passare dal trigger all’azione dobbiamo far sì che il fare sia più facile del pensare. Quanto più è complesso svolgere l’azione tanto più è difficile che l’utente si impegni a portarla a termine.

Il Dr. BJ Fogg, famoso per aver introdotto il Behavior Model, dice che ci sono 3 ingredienti alla base di qualsiasi azione:

  • L’utente deve avere una motivazione sufficiente;
  • L’utente deve avere la capacità o gli strumenti necessari per completare l’attività desiderata;
  • Deve essere presente un trigger esterno o interno che attiva il comportamento;

L’assenza di uno di questi 3 ingredienti rende impossibile l’azione.

Abilità

La motivazione indica il livello di desiderio per intraprendere un’azione. Per questo viene comunemente definita l’energia dell’azione. La pubblicità è l’ambito in cui la motivazione viene esplicitata maggiormente: slogan accattivanti e foto che stimolano il nostro desiderio, sono il pane quotidiano degli esperti di marketing che cercando di persuaderci di acquistare i loro prodotti.

Mentre i trigger interni sono il “prurito” provato dagli utenti nel corso della loro giornata, i motivatori giusti creano l’azione offrendo la promessa di un esito desiderabile (una grattatia che dà sollievo al desiderio).

Motivazione

Per facilitare l’uso di un prodotto:

  • Bisogna in primo luogo conoscere i motivi che spingono una persona a usare quel prodotto.
  • Poi dobbiamo definire le azioni che il cliente deve interpretare per soddisfare il suo desiderio.
  • In fine dobbiamo eliminare tutto il superfluo per semplificarne l’utilizzo .

Qualsiasi tecnologia o prodotto che riduca significativamente i passi necessari per portare a termine un’attività godrà di tassi di adozione elevati da parte delle persone a cui è di aiuto.

GLI ELEMENTI DELLA SEMPLICITA:

Fogg identifica sei elementi della semplicità:

  • Quanto tempo è necessario per completare un’azione.
  • Il costo economico per portarla a compimento.
  • Lo sforzo fisico richiesto per lo svolgimento.
  • Il livello d’impegno e di concentrazione mentale necessario.
  • L’accettazione sociale nel fare quell’azione.
  • Quanto l’azione è distante dalla nostra routine quotidiana.

I designer dovrebbero concentrarsi sui passi che deve svolgere l’utente per ottenere il risultato desiderato, identificare i punti caldi che provocano frustrazione e trovare una soluzione per ridurre la frustrazione e semplificare il processo.

LE EURISTICHE:

Le euristiche sono le scorciatoie mentali che utilizza il nostro cervello per facilitarci le scelte che dobbiamo affrontare ogni giorno. Tra queste ci sono:

  • L’effetto scarsità: l’apparenza della scarsità di un prodotto influenza la percezione del suo valore. Se sulla pagina di un prodotto su Amazon vediamo la scritta solo 3 disponibili, il nostro cervello ci suggerirà di effettuare l’acquisto prima che le scorte finiscano.
  • L’effetto inquadramento (framing): La nostra mente prende delle scorciatoie sulla base dell’ambiente circostante.
  • L’effetto ancoraggio: le persone si ancorano a un’informazione per prendere una decisione e perdono di vista la visione d’insieme. Questo succede quando per esempio vediamo uno sconto in un negozio e non ci accorgiamo che un prodotto simile non scontato ha un prezzo inferiore.
  • L’effetto dotazione: l’avanzamento nel completamento di un obbiettivo rafforza la motivazione degli utenti. Pensiamo ai social network come LinkedIn che ci indicano la percentuale di completamento del nostro profilo. Vedere che la barra di completamento incrementa è uno stimolo per agire.

MOTIVAZIONE O ABILITA QUALE AUMENTARE PER PRIMA?

Per le aziende che costruiscono soluzioni tecnologiche, in genere il miglior ritorno si ottiene aumentando la facilità di uso del prodotto, perché aumentare la motivazione di solito ha dei costi maggiori in marketing e pubblicità. Migliorare la qualità di un prodotto è sempre meglio che aumentare l’audience.


Ricompensa Variabile

In fine il prodotto deve dare una ricompensa, possibilmente variabile, per soddisfare il prurito.

Lo studio ha rivelato che ciò che ci spinge ad agire non è la sensazione che riceviamo dalla ricompensa stessa, ma il bisogno di alleviare la brama di quella ricompensa.

I prodotti che stimolano a creazione di abitudini utilizzano tre tipologie di ricompense variabili:

Le ricompense della tribu

Gli esseri umani da sempre vivono in società organizzate per cui dipendono storicamente l’uno dall’altro. Le ricompense della tribù nascono dall’approvazione che deriva dal rapporto con le altre persone.

Il nostro cervello è adatto alla ricerca di ricompense che ci fanno sentire accettati, attraenti, importanti e inclusi.

Facebook o in genere i social network sono l’esempio più lampante delle ricompense variabili della tribù. Quando pubblichiamo una foto, il desiderio di approvazione stimola il nostro desiderio di riaprire ripetutamente l’app per controllare se sono arrivati like. Allo stesso modo funzionano Stackoverflow e il sistema di onore di League of Legends che alla fine di ogni partita incoraggia un comportamento positivo, invitandoci ad assegnare un token onore al giocatore che si è comportato meglio durante la partita.

Le ricompense della caccia

Ricompense della caccia

Anche le ricompense della caccia sono il residuo di un retaggio culturale.

Il bisogno di acquisire e accumulare oggetti fisici, come cibo e altre cose che contribuiscono alla nostra sopravvivenza, fa parte del “sistema operativo” del nostro cervello.

Il consumismo moderno ha fatto pressione su questo aspetto insito nel carattere umano per rendere necessari anche oggetti di cui non abbiamo bisogno. Se un tempo gli uomini andavano a caccia per saziare il loro desiderio di una ricompensa, al giorno d’oggi basta entrare in un supermercato per barattare il denaro per del cibo e moltissimi altri prodotti di consumo.

L’esempio più lampante sono le slot macchine e il gioco d’azzardo in generale. Tutti sanno che il banco vince sempre, ma le persone giocano ugualmente nella prospettiva di un jackpot. L’inseguimento di una ricompensa variabile è più forte della consapevolezza della realtà.

Le ricompense del sè

In fine ci sono le gratificazioni personali, quelle ricompense che nascono e sono alimentate da una motivazione intrinseca dentro di noi. Il desiderio di auto migliorarsi e acquisire nuove competenze. Il senso di progressione dei videogiochi è un esempio perfetto: in Word of Warcraft continuiamo a giocare dapprima per salire di livello, poi arrivati all’end game per cercare oggetti rari e potenziare il nostro personaggio.

Allo stesso modo l’avanzamento dello stato di un corso online ci stimola a continuare lo studio. Le lezioni interattive come i corsi di Code Accademy o Udemy forniscono un feedback immediato, facilitano e stimolano l’apprendimento.

LE RICOMPENSE VARIABILI NON SONO UNA GARANZIA DI SUCCESSO

Le ricompense variabile non sono che un altro elemento per stimolare il ciclo del gancio. Bisogna stare attenti che la ricompensa sia qualcosa che l’utente realmente desidera. Solo comprendendo ciò che è veramente importante per l’utente, un designer può ideare la giusta ricompensa variabile.

Attenzione inoltre alla prevedibilità: le esperienze e i prodotti con variabilità finita col tempo diventano meno coinvolgenti perché prevedibili. Le serie TV che non riescono a mantenere una suspense costante annoiano il pubblico. Al contrario l’inaspettato mantiene le persone attaccate allo schermo. Pensare che in qualsiasi momento potrebbe morire un personaggio principale o un comprimario, come in Game of Thrones rende ogni puntata molto più avvincente.

Ovviamente le ricompense variabili dovrebbero soddisfare le necessità degli utenti ma non estinguerle definitivamente altrimenti si allontanerebbero dal nostro prodotto. Dobbiamo sempre mantenere un certo livello di desiderio.


Investimento

Prima di creare un’abitudine automatica, gli utenti devono effettuare un investimento nel prodotto. Ma che cos’è un’investimento?

Quanto più tempo e fatica gli utenti investono in un prodotto o servizio, tanto maggiore è il valore che gli attribuiscono.

  • Un investimento solitamente può essere misurato, che si tratti di soldi o tempo. Più investiamo in un prodotto più ne siamo intrinsecamente legati e gli daremo valore. Prendiamo in esame le dinamiche in atto quando realizziamo un oggetto con le nostre mani. Anche se il risultato non è degno di nota ne siamo istintivamente legati molto più che se l’avessimo comprato in negozio.
  • Le persone cerca di rimanere sempre coerenti con il loro comportamento passato. Ma in che misura le nostre azioni passate influenzano quelle future? Per esempio se siamo abituati a bere una birra ogni venerdì sera mangiando la pizza, ci risulterà difficile cambiare questa abitudine. Allo stesso modo se abbiamo sempre accettato di buon grado le richieste di un cliente, se lui continuerà a farle sarà spontaneo da parte nostra rispondergli positivamente, anche se queste si facessero più insistenti.
  • In fine c’è la dissonanza cognitiva. Gli esseri umani sono abituati ad adeguarsi al pensiero comune, se il resto del mondo apprezza la birra anche voi sarete indotti a pensarla allo stesso modo, anche se quando l’avete assaggiata la prima volta vi è sembrata particolarmente amara e sgradevole. Ciò capita anche e soprattutto quando volete piacere ad un’altra persona.

Immagazzinare valore

La maggior parte delle app e degli strumenti digitali fa in modo che gli utenti investano il loro tempo in cambio di una ricompensa che va ad arricchire il loro account. Che siano follower, prodotti sbloccati, acquisti digitali o strumenti di gioco, più investiamo nel nostro account più sarà difficile abbandonarlo.

La raccolta di ricordi ed esperienze, nel suo complesso, diventa più preziosa con il tempo, e con l’aumento dell’investimento nel sito, per gli utenti diventa sempre più difficile abbandonare il servizio.

Come ricominciare il ciclo, un nuovo trigger

Per creare un’abitudine non basta un solo ciclo, ma ne servono molteplici. Per questa ragione bisogna generare trigger esterni per catturare nuovamente i propri utenti ed indurli a cominciare un nuovo ciclo.

Le tecnologie che formano abitudini fanno leva sul comportamento passato dell’utente per attivare un nuovo trigger esterno in futuro.

Pensiamo per esempio a Tinder, ad ogni azione, quando passiamo in rassegna le schede delle potenziali anime gemelle, coincide una potenziale ricompensa variabile e questo porta ad una riattivazione del trigger successivo. Più schede visualizziamo più potenziali abbinamenti creiamo, più probabilità abbiamo di ottenere la ricompensa. Inoltre la notifica quando avviene un match di abbinamenti ci fa ritornare nell’app per chattare con la nostra potenziale anima gemella ed eventualmente ricominciare a guardare le schede degli altri utenti.

Che cosa fare ora di tutto questo?

Per aiutarci a identificare meglio qual è il nostro ruolo come ideatori di servizi e tecnologie per gli utenti, l’autore distingue 4 categorie di progettisti differenti, che si distinguono per le modalità in cui sfruttano la strategia del gancio per generare abitudini nelle persone.

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I facilitatori

Sono gli sviluppatori che creano prodotti per migliorare la vita delle persone, e instaurano abitudini salutari nella loro routine. Provate a chiedervi se voi stessi utilizzereste il prodotto che avete creato, se la risposta è negativa, avete fallito. I facilitatori credono fermamente in quello che fanno e sono convinti che possa apportare un cambiamento positivo alle loro vite e a quella dei loro utenti.

Un esempio degno di attenzione è l’applicazione Too Good To Go che, per ridurre lo spreco alimentare, permette alle attività che avanzano cibo come panifici, bar, ristoranti di vendere a prezzo ridotto i prodotti rimasti invenduti alle persone che vengono a prenderli.

Come direbbe Gandhi: “I facilitatori costruiscono il cambiamenti che vogliono vedere nel mondo”

Gli imbonitori

Questa tipologia di progettisti crede di realizzare prodotti utili per le persone, ma non li usano in prima persona. Questo atteggiamento gli impedisce di conoscere pienamente le persone che stanno cercando di aiutare. Ciò comporta una mancanza di empatia e una carenza d’informazioni che impedisce loro di creare qualcosa che gli utenti vogliono effettivamente.

Molte aziende si convincono di creare campagne pubblicitarie che il pubblico amerà, ma dimenticano di porsi una domanda cruciale: “Personalmente trovo questo prodotto davvero utile?” Se la risposta è negativa allora bisogna fare qualche cambiamento.

Gli intrattenitori

Gli intrattenitori credono in quello che fanno ma sono consapevoli che non porterà alcun miglioramento alla vita delle persone. Possono ottenere il successo desiderato, ma devono sempre rimanere al passo coi tempi, dal momento che questo successo si basa sui desideri effimeri delle persone e non sui loro bisogni,

Giochi come FarmVille e Angry Birds catturano istantaneamente gli utenti, ma poi vengono abbandonati per titoli più stimolanti. League of Legends invece è riuscito a durare nel tempo perché fino a oggi, gli sviluppatori hanno saputo rinnovarne le meccaniche per mantenere alto l’interesse dei giocatori.

Gli Spacciatori

Questa categoria è quella più deprecabile. Gli spacciatori non credono nel loro prodotto e pertanto non lo utilizzano. Cercano il successo rapido con strategie moralmente discutibili e sfruttano le debolezze degli utenti per i loro fini.

L’esempio più conosciuto è ancora una volta il gioco d’azzardo. Il banco è ben consapevole di sfruttare una debolezza umana per arricchirsi, pertanto raramente lo vedremo giocare ai suoi stessi giochi.


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Atomic Habits di James Clear

Devo ammetterlo, ho iniziato a leggere Atomic Habits con qualche pregiudizio: mi sembrava stupido studiare su un libro come imparare a inserire delle buone abitudini nella mia vita. Ma mi sono presto ricreduto.

Lo studio del comportamento umano è un argomento complesso e comprendere le motivazioni che ci spingono a seguire delle buone abitudini è il primo passo per mantenerle nel lungo periodo.

Grazie alla lettura di questo libro ho imparato quali sono gli errori da evitare e le strategie da adottare quando proviamo a includere una nuova abitudine nella vita di tutti giorni.

Le piccole abitudini giornaliere infatti plasmano la nostra identità. Se non sei incline all’attività fisica, per esempio, è impossibile che terrai fede alla promessa di andare in palestra tre volte alla settimana. Prima o poi fallirai. Per questo motivo James Clear ci suggerisce di spostare l’attenzione dagli obbiettivi che ci siamo prefissati, alla persona che vogliamo diventare, trasformando la felicità in qualcosa di concreto e godibile ogni giorno, non un miraggio lontano destinato al nostro io futuro.


Il libro in 3 frasi

PRIMA FRASE

Le abitudini sono l’interesse composto dell’automiglioramento. Esattamente come il denaro si moltiplica attraverso l’interesse composto, gli effetti delle abitudini si moltiplicano reiterandole.

SECONDA FRASE

Siamo così presi a capire quale sia l’approccio migliore che non ci decidiamo mai a entrare in azione. Come ha scritto Voltaire una volta, “il meglio è nemico del bene”.

TERZA FRASE

Il successo non è una meta da raggiungere o un traguardo da tagliare, è un metodo per migliorare, un infinito processo di rifinitura.


Le mie impressioni

Ho aperto questo libro da scettico e l’ho concluso da grande sostenitore delle idee di James Clear, tanto da volerne parlare nel mio blog. Devo ammetterlo, non mi sorprende che Atomic Habits sia diventando rapidamente un best seller di fama mondiale.

Personalmente ho apprezzato in particolar modo l’organizzazione dei capitoli, ognuno affiancato da un riepilogo a punti per rivedere quanto appena letto e facilitarne la rapida consultazione anche a distanza di tempo. I capitoli sono brevi e la lettura scorrevole. Il Kindle, che uso per leggere, non ha mai indicato più di 25 minuti per la conclusione di un capitolo.

Gli esempi reali dopo ogni concetto e l’approccio estremamente pratico ne fanno un manuale pieno di idee a cui ispirarsi e strategie da sperimentare al volo.

Ovviamente ci sono anche aspetti negativi. Alcuni capitoli possono sembrare immotivatamente dispersivi ed infastidire i lettori che sono alla ricerca di concetti più snelli. Dopotutto il percorso per instaurare buone abitudini proposto James Clear è molto semplice e si fonda su 4 principi:

  • FA IN MODO CHE SIA EVIDENTE (spunto)
  • FA IN MODO CHE SIA ATTRAENTE (desiderio)
  • FA IN MODO CHE SIA FACILE (risposta)
  • FA IN MODO CHE SIA SODDISFACENTE (ricompensa)

Il resto sono esempi, chiarimenti e suggerimenti pratici da applicare alla vita di tutti i giorni, che personalmente ho apprezzato, ma che alla lunga possono annoiare i lettori che vogliono arrivare rapidamente al succo del discorso.

Una nota positiva invece sono le risorse esterne (tabelle per tenere traccia delle abitudini e altro) niente che non si possa fare con carta e penna, un file Excel o un’app per le annotazioni, ma sono comunque una buona fonte d’ispirazione per cominciare a mettere subito in pratica gli insegnamenti del libro.


A chi consiglio questo libro?

Per questa volta, proviamo a fare il ragionamento inverso: siamo tutti legati alle buone o cattive abitudini che instauriamo nella nostra vita, quindi è piuttosto difficile sconsigliare la lettura di Atomic Habits a qualcuno.

Detto questo, non tutti apprezzano i libri di crescita personale e scegliere consapevolmente di rivedere le proprie abitudini non è una decisione da prendere alla leggera. Per questa ragione forse non lo consiglierei a mio padre che ha 80 anni e passa le giornate a giocare a poker online e guardare la TV.

Invece mi sento di suggerire la lettura di Atomic Habits tutti coloro che hanno le idee chiare, si sono prefissati degli obbiettivi e sono alla ricerca di un sistema pratico per perseguirli giornalmente.


In che modo questo libro mi ha cambiato?

  • Da quando ho cominciato a mettere in pratica i suggerimenti di Atomic Habits, sono riuscito a costruire una serie di nuove abitudini, in linea con i miei obbiettivi.
  • Ho capito che non posso cambiare il mio comportamento se prima non trasformo la mia identità. Se voglio riuscire a trovare spazio nella mia giornata per la scrittura devo sentirmi uno scrittore, per trovare la forza di andare a correre tutti i giorni, devo sentirmi un corridore.
  • Prima di leggere questo libro ragionavo per obbiettivi. Mi costringevo a seguire un’estenuante routine di obblighi e disciplina al fine di permettere al mio io del futuro di goderne i risultati, rimandando la felicità a domani. Quello che Atomic Habits mi ha insegnato invece è trarre piacere dal processo. Solo in questo modo possiamo essere costanti nel perseguire i nostri obbiettivi. Non dipende dalla di volontà ma dall’innamorarsi del metodo e dalla scelta delle abitudini più inclini al nostro carattere.
  • In fine mi sono reso conto che grazie agli schemi e agli esercizi forniti dal libro riesco ad essere più consapevole e costante nel tenere traccia delle abitudini giornaliere, incentivando quelle positive e disincentivando quelle negative.


Sommario e Annotazioni


INTRODUZIONE

1. Lo stupefacente potere delle piccole abitudini

Il presupposto implicito di ogni obiettivo è il seguente: “Una volta raggiunto questo obiettivo, sarò felice”. Il problema della mentalità che mette al primo posto gli obiettivi è che si continua a rimandare la felicità al prossimo traguardo. Sono caduto in questa trappola così tante volte che ho perso il conto. Per anni la felicità è stata qualcosa di cui avrebbe goduto il futuro me stesso. Giuravo che una volta messi su dieci chili di muscoli, o dopo aver visto la mia impresa citata sul New York Times, avrei finalmente potuto rilassarmi.

Le abitudini non sono altro che un strumento per conseguire gli obbiettivi che si siamo prefissati. Ma saremo in grado di renderle durevoli, solo se proviamo piacere in quello che facciamo.

Prendiamo per esempio il lavoro. Praticamente tutti noi passiamo gran parte della nostra vita a lavorare. Una consuetudine a cui siamo abituati. Ma, dedicare 20-30 anni della propria esistenza ad un lavoro che non ci piace, riduce drasticamente le nostre possibilità di fare carriera. Sembra una banalità, ma più ci piace fare una cosa, più bravi diventeremo nel farla. Per questa ragione spostare la nostra attenzione dell’obbiettivo finale, al processo giornaliero è il segreto del successo.

2. Come le abitudini formano la nostra identità (e viceversa)

Le abitudini sono legate a doppio filo alla nostra identità, a chi siamo e chi vogliamo diventare. Abbracciando questo principio saremo in grado di conseguire più facilmente i risultati che ci siamo prefissati.

Ogni volta che spuntiamo una casella nella nostra checklist delle abitudini per indicare che anche oggi siamo riusciti a portare a termine il compito che ci eravamo proposti, rafforziamo la nostra personalità ed incrementiamo la fiducia in noi stessi a prescindere dai risultati futuri.

3. Come instaurare abitudini migliori in quattro semplici fasi

I quattro stadi dell’abitudine (Segnale, Desiderio, Risposta, Gratificazione) generano un circolo infinito che funziona in ogni momento della nostra vita. Questo “ciclo dell’abitudine” esamina continuamente l’ambiente, prevede quale sarà l’evento seguente, sperimenta risposte diverse e apprende dai risultati.

A questo punto potreste cominciare a pensare che adottare quotidianamente una serie di buone abitudini possa ridurre la vostra libertà personale, e da un certo punto di vista questo ragionamento non è del tutto sbagliato.

Instaurare delle buone abitudini potrà limitare il ventaglio di scelte che avrete durante la giornata, ma ci indirizza verso un altro tipo di libertà:

  • Avere delle buone abitudini economiche ci aiuta a far quadrare i conti ed essere più indipendenti.
  • Avere delle buone abitudini alimentari ci permette di stare sani ed essere sempre pieni di energie.
  • Avere delle buone abitudini nello studio o nel lavoro, ci permette di essere più efficienti ed avere pià tempo da dedicare alle nostre passioni.

Per questa ragione creare una certa routine giornaliera, ci aiuta ad organizzare meglio la nostra vita e creare una strategia efficace per ottenere la soddisfazione.


FA IN MODO CHE SIA EVIDENTE

4. L’uomo che non aveva un bell’aspetto

“Search and destroy” suggerirebbe Iggy Pop. Scovare le cattive abitudini è il primo passo per eliminarle dalla nostra vita.

Purtroppo però la ricerca non è affatto facile, perché le cattive abitudini si nascondono nelle azioni che facciamo inconsciamente ogni giorno. Per nostra fortuna, esistono diverse strategie per accrescere la consapevolezza di noi stessi e del nostro comportamento.

Atomic Habits ci propone la tecnica del punta e chiama, molto utilizzata in Giappone dal personale delle stazioni ferroviarie. Questa tecnica consiste nell’indicare ed annunciare ad alta voce tutti i gesti del processo che stiamo eseguendo.

Immagina di avere la brutta abitudine di dimenticare le chiavi a casa quando esci. Se cominci a dichiarare uno ad uno tutti i passaggi che devi svolgere prima di uscire di casa ci saranno meno probabilità di dimenticarle.

Potrà sembrarti ridicolo, ma verbalizzare le azioni riduce drasticamente il rischio di errori, perché accresce la consapevolezza in ciò che stai facendo.

5. Il modo migliore per instaurare una nuova abitudine

Quando ci troviamo a instaurare nuove abitudini, possiamo sfruttare a nostro vantaggio la connessione tra i comportamenti. Uno dei sistemi migliori per costruire una nuova abitudine è individuarne un’altra che già abbiamo e che ripetiamo ogni giorno e aggiungervi un nuovo comportamento.

Avere un programmare da rispettare facilita lo sviluppo di nuove abitudini. Per farlo l’autore ci suggerisce un’altra strategia da applicare alla vita quotidiana: le abitudini impilate, ovvero aggiungere la nuova abitudine che vogliamo instaurare ad una vecchia già consolidata.

Io per esempio ho dedico 20 minuti alla lettura mentre bevo il mio caffè mattutino (in effetti mi piace prepararmi un caffè molto lungo). Le abitudini impilate si possono a loro volta impilare in altre abitudini e creare così un programma strutturato, una routine che potremmo adottare in ogni momento della giornata.

6. La motivazione è sopravvalutata, il contesto spesso è più importante

Si può usare il telefono per qualunque scopo, cosa che lo rende uno strumento potentissimo, ma se ce ne serviamo per fare praticamente tutto sarà difficile associarlo a una specifica mansione.

Associare un luogo o uno strumento ad un’azione specifica riduce le distrazioni e ci permette di focalizzare completamente le nostre attenzioni su ciò che stiamo facendo in quel momento.

Quante volte volevate fare una ricerca su Google dal vostro smartphone, ma vi siete trovati a scrollare il feed di Instagram, dimenticandovi completamente cosa stavate cercando?

Nella mia vita quotidiana, passo gran parte della giornata davanti al computer, è il mio strumento di lavoro principale. Lo uso per sviluppare siti web, ma è anche per studiare, scrivere, guardare video su Youtube e giocare ai videogiochi. È più facile cadere in tentazione e distrarsi quando è tutte queste cose sono a portata di click.

Per questo motivo il contesto è importante, definire un luogo prestabilito dove cominciare la vostra nuova abitudine aumenta le probabilità di successo, perché riduce il rischio. Il dove e il quando permettono al nostro cervello di concretizzare il cosa state per fare.

7. Il segreto dell’autocontrollog

Possiamo perdere un’abitudine, ma difficilmente la dimenticheremo. Una volta che il solco mentale dell’abitudine è stato tracciato nel nostro cervello, è quasi impossibile rimuoverlo completamente, anche se rimane inutilizzato per un bel po’. E questo significa che resistere semplicemente alla tentazione è una strategia inefficace. È difficile conservare un atteggiamento Zen in una vita piena di interruzioni, richiede troppa energia: a breve termine possiamo decidere di sconfiggere le tentazioni, ma a lungo termine diventiamo il prodotto dell’ambiente in cui viviamo.

Possiamo utilizzare tutte le strategie sopra elencate per aumentare le probabilità di riuscita, ma il contesto e l’ambiente in cui viviamo avranno sempre un ruolo preponderante nella crescita e nello sviluppo della nostra personalità.

Vi siete mai accorti di quanto sia più facile andare in palestra assiduamente se siete accompagnati da un amico? Non dipende solo dall’incoraggiamento reciproco, ma dalla creazione di un contesto che normalizza l’idea di andare in palestra in modo continuativo.

Unirsi e partecipare attivamente ad un gruppo che condivide le vostre stesse passioni ed obbiettivi, è la chiave di volta per trasformare una nuova abitudine in una parte fondamentale della vostra identità.


FA IN MODO CHE SIA ATTRAENTE

8. Come rendere inarrestabile un’abitudine

Per anni gli studiosi hanno ritenuto che la dopamina avesse a che fare solo con il piacere, ma adesso sappiamo che ha un ruolo fondamentale in molti processi neurologici, compresi la motivazione, l’apprendimento e la memoria, la punizione e l’evitamento, e il movimento volontario. Nel caso delle abitudini, il punto cruciale è questo: la dopamina non viene rilasciata solo quando proviamo piacere, ma anche quando lo pregustiamo.

Questo capitolo prende in esame un concetto molto semplice che i nostri genitori ci hanno insegnato fin da quando eravamo bambini: la prospettiva di una ricompensa ci alletta a tal punto che siamo disposti a fare qualcosa che non ci va, pur di ottenere l’oggetto del nostro desiderio.

È una sorta di ricatto che facciamo al cervello. Lui generalmente sta al gioco stimola la produzione di dopamina, aumentando così il desiderio e ci spinge all’azione.

Lo stesso meccanismo viene utilizzato dai social network che ci convincono a guardare ripetutamente il telefono alla ricerca di una gratificazione, un like o un commento quando abbiamo pubblicato un nuovo post.

Il nostro cervello ha continuamente bisogno di stimoli e gli esperti di marketing lo sanno bene. Quindi perché non sfruttare queste diaboliche strategie a nostro vantaggio, concedendoci una ricompensa ogni tanto?

9. Il ruolo della famiglia e degli amici nel modellare le abitudini

Abbiamo già visto come gli stimoli esterni siano un ottimo incentivo per instaurare delle nuove abitudini. Frequentare un gruppo di amici che ha la passione per la palestra, ci indurrà ad essere più sportivi. La competitività fa parte della natura umana e se ben riposta è un valido carburante che guida le nostre azioni giornaliere verso l’automiglioramento.

Stai attento però, non trasformarti per gli altri, tieni sempre d’occhio gli obbiettivi che ti sei prefissato e goditi il momento.

10. Come individuare e correggere le cause delle nostre cattive abitudini

Riassumendo: gli specifici desideri e abitudini che abbiamo sono in realtà un tentativo di rispondere a delle fondamentali motivazioni basilari. Ogni volta che un’abitudine riesce a rispondere a una motivazione, sviluppiamo il desiderio di rifarlo. Con il tempo impariamo a prevedere che controllare i social media ci aiuterà a sentirci amati, o che guardare YouTube ci permetterà di dimenticare le nostre paure. Le abitudini sono attraenti quando le associamo a sensazioni positive, e saperlo può venire a nostro vantaggio invece che a nostro svantaggio.

Le cattive abitudini rispondono alle esigenze più profonde dell’animo umano. E come esseri umani è nella nostra natura trovare la strada più facile per raggiungere i nostri scopi. Per ridurre lo stress è molto più piacevole bersi una birra seduti sul divano guardando Netflix che uscire a correre.

È così che nascono le cattive abitudini. Controlliamo i social media alla ricerca di un’approvazione esterna, guardiamo video su Youtube e ci abbuffiamo di serie TV per non pensare alle nostre paure.

Non è detto però che la soluzione che abbiamo trovato sia la migliore per risolvere il problema. Spesso si tratta di un palliativo momentaneo, una cattiva abitudine che ci distrae dal nostro obbiettivo.

Le emozioni, le paure, i desideri incontrollati minano la nostra capacità di prendere decisioni razionali. Per questa ragione è importante avere un programma. Per non perdere di vista il nostro obbiettivo anche nei giorni più difficili.


FA IN MODO CHE SIA FACILE

11. Procedete lentamente ma mai a ritroso

Elaborare un piano è indubbiamente il primo step per prepararci all’azione, ma stiamo attenti a non incastrarci nella fase di pianificazione. Appena riusciamo a stabilire un programma dobbiamo cominciare a metterlo in atto subito, nonostante la continua paura di fallire, ci sarà sempre tempo poi per correggere gli errori.

Tieni sempre a mente che le abitudini si formano per mezzo della frequenza non del tempo che gli dedichi. Questo vuol dire che se dedichi 20 minuti al giorno ad imparare l’inglese riuscirai ad essere più costante che dedicandogli 8 ore durante il week end.

12. La legge del minimo sforzo

È opinione comune che la motivazione sia il fattore chiave per cambiare le abitudini. Forse se lo volessimo davvero ci riusciremmo. Ma la verità è che la nostra vera motivazione è essere pigri e fare quello che ci torna comodo. E qualunque cosa vi racconti il più recente bestseller sulla produttività, questa è una strategia intelligente, non stupida.

Essere pigri e cercare la soluzione più facile non è un atteggiamento stupido, tutt’altro. È parte della nostra indole impiegare meno energie per ottenere il miglior risultato possibile.

Se non siamo in grado di innestare una nuova abitudine e perdiamo interesse dopo i primi giorni di entusiasmo, possiamo provare ad sfruttare la tecnica del massimo risultato col minimo sforzo. Ovvero ridurre al minimo l’impegno per portare a termine l’obbiettivo, cominciando a fare qualcosa.

Atomic Habits ci porta l’esempio di un uomo che si è iscritto in palestra e per mantenere l’abitudine facile ha deciso di andarci 5 minuti ogni giorno. Dopo qualche settimana, instaurata l’abitudine si è reso conto che una volta che era li poteva anche cominciare a fare qualche esercizio.

Non è difficile fare un piegamento ogni giorno, scrivere una frase al giorno, o imparare una nuova parole al giorno. L’importante è fare qualcosa in maniera continuativa.

13. Come smettere di procrastinare grazie alla regola dei due minuti

I momenti decisivi della nostra giornata sono segnati da scelte molto difficili tra il fare la cosa giusta ma faticosa o lasciarci andare verso la pigrizia. Semplificare i primi due minuti della nuova abitudine che vogliamo assumere ed il resto sarà una strada in discesa.

Dopotutto una volta che sei salito nella tua auto con il borsone della palestra non puoi più tirarti indietro.

14. Come rendere inevitabili le buone abitudini

Abbiamo visto che esistono numerose strategie e strumenti nella vita di tutti i giorni per rendere più facili le buone abitudini e più difficili quelle cattive. Una di queste sono i cosiddetti commitment device. Dei dispositivi che se inseriti nella nostra routine ci facilitano drasticamente la vita e quindi rendono inevitabili le buone abitudini.

Un esempio a me molto caro: acquistare una nuova scopa elettrica è un’impegno che prendiamo con noi stessi per facilitarci la pulizia dei pavimenti, invece di dover fare la fatica di prendere l’aspirapolvere dallo stanzino, attaccare la presa e cominciare a pulire. Ci basterà estrarre la nostra nuova e scintillante scopa elettrica ed aspirare la polvere in un lampo.

L’obbiettivo non è solo quello di risparmiare tempo, ma ridurre lo sforzo mentale che il nostro cervello fa quando dobbiamo fare qualcosa che non ci va di fare.


FA IN MODO CHE SIA SODDISFACENTE

15. La legge fondamentale del cambiamento di comportamento

Avete mai pensato a quanto sia più facile lasciarsi trascinare dall’indolenza e passare la domenica mattina a guardare serie TV sul divano piuttosto che fare le pulizie di casa? In effetti è del tutto normale, la gratificazione di avere una casa pulita ed ordinata è ritardata dalla fatica di fare le pulizie, un’abitudine che preferiremo evitare.

Chi è in grado di ritardare la gratificazione viene premiato con risultati migliori, chi è più dedito allo studio ottiene voti migliori, chi riesce a mantenere la dieta e fa attività fisica con costanza dimagrisce più rapidamente.

Le buone abitudini sono così difficili da mantenere proprio perché ritardano la gratificazione mentre quelle cattive sono diabolicamente attraenti. La soluzione sta nell’inserire un senso di gratificazione anche nelle buone abitudini. Basta un piccolo gesto. Io ho cominciato ad apprezzare l’idea di fare le pulizie da quando utilizzo quel tempo per ascoltare i podcast che mi piacciono.

16. Come attenersi alle buone abitudini ogni giorno

Anche tenere traccia giorno per giorno delle abitudini può diventare una piccola gratificazione. Visualizzare su un foglio di carta la nostra forza di volontà, può rivelarsi per molti una spinta sufficiente per continuare nel nostro percorso. O più semplicemente il timore di lasciare uno spazio vuoto alimenta il senso di sfida insito in ciascuno di noi.

Quando succede però non abbiate paura. Non è mai il primo errore quello che porta al fallimento. Saltare un giorno è un incidente, saltarne due è l’inizio di una nuova abitudine.

17. Come un garante può cambiare tutto

Come una gratificazione ci aiuta a mantenere un’abitudine, un’esperienza negativa ci dissuade dal ripeterla. Tutti hanno bene impresso nella mente il momento in cui sono stati lasciati dal loro primo amore, o quando hanno preso un brutto voto alle superiori. Questo perché il nostro cervello memorizza quella sensazione e cerca istintivamente una soluzione per fare in modo che non si ripeta.

Quindi evitare le cattive abitudini è dannatamente facile, basta renderle dolorose, magari non fisicamente. Possiamo stipulare un contratto con un amico, il nostro garante delle buone abitudini, ed offrirgli da bere ogni volta che rompiamo la promessa. Il nostro portafogli ne risentirà, ma amali estremi, estremi rimedi.


STRATEGIE AVANZATE

18. La verità sul talento (quando la genetica conta e quando no)

Non è facile ammetterlo, ma la genetica ha un ruolo fondamentale nella nostra vita. è improbabile che diventerai un astronauta se non hai le capacità fisiche per diventarlo, non diventerai un campione dell’NBA se sei alto 1.60m. Personalmente non sono completamente d’accordo con questa tesi. Nutro ancora la convinzione, forse la speranza, che chiunque con il giusto impegno possa fare qualunque cosa, ma a prescindere dai limiti della genetica, un grosso limite rimane il tempo.

Nella vita abbiamo un tempo limitato per ogni cosa e proprio per questa ragione è utile capire in fretta quali sono i nostri punti di forza e le nostre debolezze e focalizzarci su quelle attività che per noi sono un divertimento mentre gli altri le considerano un lavoro.

Cos’è che per me è un divertimento e per gli altri un lavoro? Il segno che siamo fatti per una determinata attività non sta nell’amarla ma nell’essere in grado di gestirne le difficoltà più facilmente rispetto alla maggioranza delle altre persone.

19. La regola dell’equilibrio perfetto: come essere sempre motivati nella vita e nel lavoro

La Regola dell’Equilibrio Perfetto afferma che gli esseri umani trovano il massimo della motivazione quando si dedicano a compiti che si collocano sul limite esatto del loro attuale livello di competenza. Non troppo difficile, non troppo facile: giusto.

Tutti siamo inclini alla noia. Fa parte della nostra natura. Quando ripetiamo ogni giorno un’abitudine poco stimolante, mettiamo il pilota automatico e perdiamo rapidamente interesse, il che ci porta col tempo ad abbandonarla.

La noia è il peggior nemico delle abitudini. Un’abitudine oltre ad essere soddisfacente deve quindi anche essere impegnativa abbastanza da generare un senso si sfida, ma non troppo da diventare frustrante. Il continuo desiderio di metterci in gioco diventa il carburante necessario per mantenere una continuità nel nostro metodo.

20. La regola dell’equilibrio perfetto: come essere sempre motivati nella vita e nel lavoro

Comincia a guardare le cose in prospettiva. Il lavoro quotidiano è fondamentale, ma a volte fermarsi e guardare il percorso in termini più ampi, settimanali o mensili, permette di valutare con più chiarezza se devi fare qualche cambiamento. Analizzare i tuoi risultati in una forma quantificabile è uno stratagemma che ti aiuta a

Spesso mi è capitato di interrogarmi sull’efficacia delle abitudini che ho intrapreso, a volte con qualche dubbio a riguardo. Ma trovare una visione di insieme aggiusta le cose, quindi fa qualcosa di misurabile e visibile in modo da poter tornare indietro ed avere una conferma che stai progredendo.


CONCLUSIONE

Il successo non è una meta da raggiungere o un traguardo da tagliare, è un metodo per migliorare, un infinito processo di rifinitura. Nel capitolo 1 ho scritto: “Se abbiamo difficoltà a cambiare le nostre abitudini, il problema non siamo noi: il problema è il metodo. Le cattive abitudini si ripresentano continuamente non perché noi non vogliamo cambiare, ma perché stiamo usando il metodo sbagliato per farlo”.

I fabbri che hanno creato le katane dei samurai hanno impiegato anni ad affinare la loro tecnica, ripetendo ogni giorno gli stessi movimenti fino a conoscere al millimetro l’esatta posizione in cui martellare il ferro rovente.

Il processo di apprendimento è un eterno viaggio verso l’automiglioramento, non dobbiamo focalizzare le nostre attenzioni sull’obbiettivo finale, ma sul piacere che questo percorso ci garantisce giorno per giorno, i risultati arriveranno col tempo se giorno dopo giorno riusciremo a seguire il programma che abbiamo pianificato.



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Semina come un artista! di Austin Kleon

Questo libro mi ha aiutato a capire quanto sia prezioso condividere contenuti online, mi ha convinto ad aprire un blog sul mio sito web ed essere più socialmente attivo e aperto alle opportunità. Dopo la lettura di questo libro infatti ho cominciato a vedere sotto una nuova luce i momenti d’incontro e di confronto sia con amici e conoscenti che con completi estranei. “Semina come un artista” mi ha aiutato ad accrescere la mia fiducia nelle persone, imparando il piacere della condivisione.


Il libro in 3 frasi

PRIMA FRASE

Non devi essere per forza un genio. […] “Nella mente del principiante, ci sono molte possibilità”, ha detto il monaco Zen Shunryu Suzuki. “Nella mente dell’esperto, ce ne sono poche.”

Vivere come un eterno dilettante che si appassiona con fervore alle cose che lo circondano è il miglior modo per affrontare la vita (soprattutto quella lavorativa). Dopotutto i dilettanti possono essere poveri di esperienza ma da eterni studenti quali sono non smettono mai di imparare. I dilettanti non temono di commettere errori che possono renderli ridicoli in pubblico, e non sono trincerati nelle loro convinzioni, ma affrontano i problemi con una mente aperta e accettano di non sapere, dopotutto in un mondo che cambia così rapidamente è difficile maturare un’esperienza tale da uscire dall’amatorialità.

“Questo è tutto ciò che siamo: dilettanti. Non viviamo abbastanza a lungo per essere qualcos’altro”.
— Charlie Chaplin

SECONDA FRASE

Ora, diciamocelo: non siamo tutti artisti o astronauti. Molti di noi fanno il proprio lavoro e si sentono come se non avessero nulla da mostrare alla fine della giornata. Ma qualunque sia la natura del tuo lavoro, c’è dell’arte in quello che fai, e ci sono persone che sarebbero interessate a quell’arte, se solo gliela presentassi nel modo giusto.

Le persone si interessano di qualsiasi cosa! Io per esempio ho una grande passione per i giochi da tavolo e seguo molti game designer che raccontano le fasi del loro lavoro online. Qualsiasi sia la tua passione troverai sicuramente qualcuno lì fuori che desidera seguire quello che fai e come lo fai è l’elemento che ti distingue dagli altri.

Documentare giorno per giorno la propria vita lavorativa, o quell’hobby che vogliamo trasformare, in lavoro, è il primo passo per identificare i contenuti da condividere col mondo e portare ordine e chiarezza in tutti gli step del nostro processo creativo.

Non bisogna avere paura della condivisione. È vero, nel web ci sono un sacco di troll ed haters ma sono convinto del fatto che condividere contenuti di qualità avvicini persone di qualità, affini a te e ai tuoi interessi.

TERZA FRASE

Non lasciare il tuo spettacolo[…] perché la vita è molto più difficile e triste senza uno spettacolo.

Ogni carriera ha i suoi alti e bassi, dopotutto è una condizione imprescindibile dalla vita, ma la costanza e la dedizione ripagano sempre.

“Il lieto fine”, ha scritto il regista Orson Welles, “dipende, ovviamente, da dove interrompi la tua storia”.

Perseverare nella propria attività indipendentemente dai successi o dai fallimenti è l’unico strumento che abbiamo per auto migliorarci. Pensate a Woody Allen, uno dei miei più grandi miti: il regista dirige quasi un film all’anno da circa 55 anni di carriera e non da segno di volersi fermare. Non sono sicuramente tutti dei film meravigliosi, personalmente ce ne sono alcuni che proprio non sopporto, (Tutti dicono I love you e To Rome with love sono indubbiamente quelli che riguardo meno volentieri) ma nella lunga lista di film realizzati ci sono dei capolavori che hanno segnato per sempre la storia del cinema moderno. Il segreto è non darsi il tempo di fermarsi a pensare, cominciare subito un nuovo progetto non appena si finisce il precedente con in testa una semplice domanda, come posso migliorare quello che ho appena completato?


Le mie impressioni

Non fatevi ingannare dal formato minuto, questo libro è pieno di contenuti e spunti di riflessione interessanti e mai banali. Certo, alcuni concetti non sono proprio innovativi o sconvolgenti, ma l’approccio dell’autore, gli esempi e le citazioni utilizzate mi hanno ispirato e convinto a pieno, tanto da cominciare un progetto editoriale sul web.

Ho conosciuto questo libro grazie al canale Youtube di Ali Abdaal, che mi ha fatto riflettere sul potere della scrittura e della condivisione online. Avevo già in programma di aprire un blog sul mio sito web, ma grazie a questo libro e ai consigli di Ali ho capito che è inutile procrastinare aspettando il momento giusto bisogna farlo e basta, un passo alla volta, giorno per giorno con costanza e senza paura.


A chi consiglio questo libro?

Suggerisco questo libro a tutti coloro lavorano a qualcosa di creativo o che hanno una passione viscerale per qualcosa e vogliono trasformarla in un lavoro. Il libro infatti non solo ci guida verso una condivisione più aperta e consapevole, ma suggerisce anche alcuni metodi per monetizzare nel modo giusto, grazie alla propria passione.

Lo consiglio a tutti coloro che come me, non amano troppo i social network e non sono particolarmente bravi nell’auto promozione, ma preferiscono concentrarsi più sul fare che sul raccontare agli altri ciò che fanno. La condivisione è preziosa.


In che modo questo libro mi ha cambiato?

Grazie alla lettura di Semina come un artista, ho finalmente capito quali sono le potenzialità della condivisione. Se prima cercavo di nascondere i miei “segreti del mestiere” ora penso che condividerli col mondo sia uno strumento davvero potente per trovare un confronto costruttivo, ricevere suggerimenti e addirittura migliorarli grazie all’aiuto e alle esperienze altrui: sono diventato più cosciente del fatto che ci sarà sempre al mondo qualcuno più bravo di me, e sto imparando ad accettarlo. Non bisogna farsi mettere in soggezione o sentirsi sopraffatti ma abbracciare questa idea, imparare dagli altri e far si che gli altri possano imparare da noi.


Sommario e Annotazioni


1. NON DEVI ESSERE UN GENIO

TROVA UNO SCENIUS

Ci sono molti miti distruttivi sulla creatività, ma uno dei più pericolosi è il mito del “genio solitario”: come Mozart, Einstein o Picasso

La creatività non è un dono di pochi eletti che da soli si fanno carico del progresso dell’umanità, ma è un processo collettivo, a cui tutti possono contribuire, senza per forza avere una mente superiore.

Essere una parte preziosa di uno scenario non riguarda necessariamente quanto sei intelligente o talentuoso, ma ciò con cui contribuisci: le idee che condividi, la qualità delle connessioni che crei e le conversazioni che inizi.

NON PUOI TROVARE LA TUA VOCE SE NON LA USI

Parla delle cose che ami. La tua voce arriverà.

Non è facile trovare il proprio spazio ed il proprio modo di raccontarsi, ma l’unico modo per farlo è cominciare a parlare di ciò che ci piace.

LEGGI I NECROLOGI

“Ricordare che morirò presto è lo strumento più importante che abbia mai per aiutarmi a fare le grandi scelte della vita”.

Non è necessario arrivare a leggere i necrologi ogni giorno per ricordarsi che la vita è breve ed abbiamo un tempo limitato, ma tenere a mente questo monito contribuirà sicuramente a fare delle scelte più sagge e scacciare la paura o l’imbarazzo di commettere errori.

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Immagine presa dal libro Semina come un Artista di Austin Kleon

2. PENSA AL PROCESSO, NON AL PRODOTTO

PORTA LE PERSONE DIETRO LE QUINTE

Gli esseri umani sono interessati agli altri esseri umani e a ciò che fanno. “La gente vuole davvero vedere come viene prodotta la salsiccia.

Per questo motivo non bisogna aver paura di condividere il proprio processo creativo. Ogni individuo è diverso, pensa e lavora in modo diverso.

“Mettendo le cose che fai là fuori, in modo coerente, puoi creare una relazione con i tuoi clienti. Permette loro di vedere la persona dietro i prodotti”.

DIVENTA UN DOCUMENTARISTA DI QUELLO CHE FAI

Qualunque sia la natura del tuo lavoro, c’è un’arte in quello che fai, e ci sono persone che sarebbero interessate a quell’arte, se solo gliela presentassi nel modo giusto.

Tenere traccia del proprio lavoro non solo è un ottimo modo per presentarlo al mondo ma ti permette anche di capire più concretamente come funziona il tuo processo creativo, cosa funziona e no. Condividerlo invece ti permette di ricevere feedback esterni che possono contribuire a migliorarlo.


3. CONDIVIDI QUALCOSA DI PICCOLO OGNI GIORNO

BUTTA FUORI UN DISPACCIO GIORNALIERO

Costruire un corpo sostanziale di lavoro richiede molto tempo, una vita, davvero, ma per fortuna non hai bisogno di fare tutto in una sola volta. Quindi dimentica i decenni, dimentica gli anni e dimentica i mesi. Concentrati sui giorni. Il giorno è l’unica unità di tempo che riesco davvero a concepire.

Non bisogna farsi intimidire dal tempo necessario per costruire un corposo diario lavorativo, basta dedicare cinque minuti per trovare qualcosa d’interessante che hai fatto durante la giornata e pubblicarlo da qualche parte in modo che possa documentare quel giorno nel tempo, e giorno dopo giorno realizzerai un diario.

COSTRUISCI UN BUON NOME (DOMINIO)

I social network sono fantastici, ma vanno e vengono. Se sei davvero interessato a condividere il tuo lavoro ed esprimere te stesso, niente è meglio di possedere il tuo spazio online, un luogo che controlli, un luogo che nessuno può portarti via, dove le persone possono sempre trovarti.

I social network sono perfetti per attirare l’attenzione delle persone e fare conoscenze, ma per esprimere al meglio le proprie idee in completa libertà, l’ideale è avere un proprio sito web. Aprire un blog al giorno d’oggi è molto più facile rispetto a qualche anno fa.

Online, puoi diventare la persona che vuoi veramente essere. Riempi il tuo sito web con il tuo lavoro, le tue idee e le cose a cui tieni. Nel corso degli anni, sarai tentato di abbandonarlo per il social network più nuovo e brillante. Non arrenderti. Non lasciare che cada nell’abbandono. Pensaci a lungo termine. Mantienilo e lascia che cambi con te nel tempo.

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Immagine presa dal libro Semina come un Artista di Austin Kleon

4. APRI IL TUO ARMADIO DELLE MERAVIGLIE

NON ESSERE UN ACCUMULATORE

Tutti ci portiamo in giro le cose strane e meravigliose in cui ci siamo imbattuti mentre facciamo il nostro lavoro e viviamo le nostre vite. Questi album mentali rappresentano i nostri gusti e i nostri gusti influenzano il nostro lavoro.

Nel primo periodo, scrivere dei contenuti personali sarà difficile e poco soddisfacente e non rispecchierà le aspettative che ti sei posto. Per questo motivo comincia scrivendo quali sono i tuoi gusti, a cosa ti ispiri, quali sono i tuoi interessi e le tue riflessioni in merito. Vale la pena condividere tutte le tue influenze perché inducono le persone a capire chi sei veramente.

I CREDITI SONO SEMPRE DOVUTI

L’attribuzione fornisce un contesto a ciò che condividi. […] L’attribuzione consiste nel mettere piccole etichette museali accanto alle cose che condividi.

Tutti rubano, riutilizzano e rielaborano i contenuti altrui, affinandoli o adattandoli alle proprie esigenze. Rubare ed ispirarsi ad altre persone non è un male, ma anzi è ottimo partire dalle idee altrui per sviluppare un proprio pensiero personale, è però una legge morale non scritta attribuire alle persone il loro merito citando sempre gli autori originali.


5. RACCONTA BELLE STORIE

IL LAVORO NON PARLA DA SOLO

“Le storie sono un motore così potente del valore emotivo che il loro effetto sul valore soggettivo di un dato oggetto può essere effettivamente misurato oggettivamente”.

Concorderete con me che la citazione qui sopra sembra uno scioglilingua, ma in realtà il concetto è molto semplice: raccontare il dietro le quinte di un progetto, fornisce ai lettori un contesto, una storia che li avvicina alla persona e non solo al lavoro. Gli esseri umani sono sempre alla ricerca di connessioni e le storie facilitano la creazione di queste connessioni. Inoltre una storia ben scritta aiuta facilita la comprensione di concetti particolarmente complessi. Per migliorare la tua scrittura devi diventare un bravo storyteller.

LA STRUTTURA È TUTTO

La parte più importante di una storia è la sua struttura. Molte delle nostre esperienze grezze non si adattano perfettamente a una fiaba tradizionale o a una trama di Hollywood. […] Se studi la struttura delle storie, inizi a vedere come funzionano, e una volta che sai come funzionano, puoi iniziare a rubare le strutture della storia e riempirle con personaggi, situazioni e ambientazioni della tua vita.

Dare struttura al racconto facilita la comprensione, crea uno schema sia per te che per i tuoi lettori. Loro saranno più interessati alla vicenda che racconti, mentre tu riuscirai a creare uno schema riutilizzabile e facilmente adattabile anche alle prossime vicende che vorrai raccontare.

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Immagine presa dal libro Semina come un Artista di Austin Kleon

6. INSEGNARE QUELLO CHE SAI

CONDIVIDI I TUOI SEGRETI

Insegnare alle persone non toglie valore a quello che fai, anzi lo aggiunge. Quando insegni a qualcuno come fare il tuo lavoro, in effetti stai generando più interesse per il tuo lavoro. Le persone si sentono più vicine al tuo lavoro perché gli fai conoscere ciò che sai.

La competizione è un aspetto positivo di qualsiasi lavoro e non dobbiamo temerla. Svelare i segreti del proprio processo creativo non ne riduce il valore, anzi permette di entrare in contatto con persone che apprezzano davvero il tuo lavoro e possono contribuire attivamente a migliorarlo.

Solo perché conosci la tecnica del maestro non significa che sarai in grado di emularla subito.


7. NON TRASFORMARTI IN UNO SPAM UMANO

STAI ZITTO E ASCOLTA

Se vuoi dei fan, devi prima essere un fan. Se vuoi essere accettato da una comunità, devi prima essere un buon cittadino di quella comunità.

Per attirare le persone devi parlare il loro linguaggio, essere uno di loro, saperle ascoltare e dare la giusta importanza a quello che dicono. Spammare egoisticamente i propri contenuti sul web, senza partecipare attivamente alla community è inutile e controproducente. Bisogna prima di tutto capire le persone e ascoltarle per poter instaurare un dialogo costrittivo.

Se vuoi essere notato, devi notare. Taci e ascolta di tanto in tanto. Sii premuroso. Non trasformarti in spam umano. Sii un nodo aperto.

VUOI I CUORI, NON GLI OCCHI

Smettila di preoccuparti di quante persone ti seguono online e inizia a preoccuparti della qualità delle persone che ti seguono. Non perdere tempo a leggere articoli su come ottenere più follower. Non perdere tempo a seguire le persone online solo perché pensi che ti porterà da qualche parte. […] “Hai provato a renderti una persona più interessante?”

Le persone si concentrano troppo sull’ottenere la fama e poco sull’affinare la qualità di quello che fanno. L’unico segreto per il successo è creare contenuti di qualità e il miglior modo per farlo è concentrarsi più sul proprio lavoro che sui followers.


8. IMPARA A PRENDERE UN PUGNO

FACCIAMOGLI DARE IL LORO COLPO MIGLIORE

Quando metti il tuo lavoro nel mondo, devi essere pronto per il buono, il brutto e il cattivo. Più persone incontrano il tuo lavoro, più critiche dovrai affrontare.

Pubblicare un qualsiasi contenuto online ti mette alla mercé di una pletora potenzialmente sconfinata di persone. Più persone vedranno il tuo lavoro più critiche arriveranno, ma è importante distinguere le opinioni costruttive dai troll invidiosi che non contribuiscono in alcun modo al miglioramento del tuo lavoro. Non puoi evitare il confronto per sempre, ma devi imparare ad affrontare a cuore aperto le critiche, cercando di trarne il maggior vantaggio possibile, anche quando queste prendono di mira un lavoro a cui hai dedicato tempo e molto impegno.

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Immagine presa dal libro Semina come un Artista di Austin Kleon

9. SOLD OUT

FA GIRARE IL CAPPELLO

Quando i tuoi lettori iniziano a radunarsi attorno al lavoro che stai gratuitamente diffondendo nel mondo, potresti eventualmente voler fare il salto e trasformarli nei tuoi mecenati. Il modo più semplice per farlo è chiedere donazioni: metti un piccolo barattolo di mance virtuale o un pulsante Dona ora sul tuo sito web. […] “Ti piace? Offrimi un caffè.”

Tutti devono pagare l’affitto e le bollette e poterlo fare lavorando a qualcosa che ci piace è davvero una sensazione impagabile. Non bisogna avere paura di chiedere un contributo economico e monetizzare grazie al proprio lavoro con donazioni o pubblicità, ma è importante essere coerenti con se stessi e rispettare sempre il proprio pubblico. Svendersi per promuovere un prodotto mediocre, riduce la fiducia del tuo pubblico ed è proprio la fiducia che ottieni da chi ti segue a dare un valore addizionale a te e al tuo lavoro.

Quando alle persone viene chiesto di tirare fuori i loro portafogli, scopri quanto apprezzano davvero quello che fai.

FAI PIU LAVORO PER TE STESSO

Provare nuove cose. Se si presenta un’opportunità che ti consentirà di occuparti di più delle cose che desideri, dì di sì. Se si presenta un’opportunità, che implica più soldi, ma meno del tipo di lavoro che vuoi fare, dì di no.

Concentrati su quello che ti piace fare indipendentemente dal guadagno che ne potrai trarre. La cosa migliore che tu possa fare è sperimentare e mettere sempre alla prova al tua creatività, senza mai perdere di vista cosa ti piace cosa vuoi fare davvero.


10. RESTA SEMPRE NEI PARAGGI

NON LASCIARE IL TUO SPETTACOLO

Ogni carriera è piena di alti e bassi […] “Il lieto fine”, ha scritto il regista Orson Welles, “dipende, ovviamente, da dove interrompi la tua storia”.

Non sarà sempre facile, ci saranno momenti in cui nessuno darà attenzione al tuo lavoro, e momenti in cui riceverai pesanti critiche, ma il segreto per ottenere dei risultati è mantenersi costanti e non farsi scoraggiare, affrontare gli imprevisti in modo propositivo, cercando di analizzare in criticamente i propri errori per trarne il massimo beneficio.

START OVER BEGIN AGAIN

Quando senti di aver imparato tutto ciò che c’è da imparare da quello che stai facendo, è il momento di cambiare rotta e trovare qualcosa di nuovo da imparare in modo da poter andare avanti.

La classica frase “non si finisce mai di imparare” è un mantra che bisognerebbe ripetersi all’infinito. Ricominciare da zero con un’altra attività, un altro interesse, un altro lavoro non vuol dire azzerare tutti i progressi fatti, tutte le esperienze che abbiamo maturato nel corso della vita, ma significa aprirsi a nuovi approcci ed affrontare da principianti nuove imprese, sperimentando nuove soddisfazioni, perchè in effetti la naturale propensione dell’uomo è quella di risolvere problemi e senza non saremmo davvero felici.