Il Design Thinking è un processo creativo non lineare, altamente interattivo e collaborativo che facilita l’identificazione dei problemi e permette di escogitare soluzioni innovative, pensate per migliorare l’esperienza di persone reali. Infatti mentre lavoriamo ad un progetto per lungo tempo, è facile perdere di vista le persone che ne faranno uso e concentrarsi unicamente sulla nostra visione ed esperienza personale.

In queste situazioni ci viene in soccorso proprio il Design Thinking, che aiuta a pensare fuori dagli schemi e ci consente di creare prodotti di successo. Vediamo come…

Che cos’è il Design Thinking

Nonostante il nome faccia intendere l’opposto, il Design Thinking non è uno strumento esclusivo dei designer. Tutti i grandi innovatori in ambito scientifico, artistico, letterario e ingegneristico possono utilizzare questo approccio per la risoluzione dei problemi, tanto che alcune aziende famose come Google e Apple insegnano e adottano il Design Thinking nei loro team interni.

Per capire perché il Design Thinking è così popolare dobbiamo prima di tutto conoscerne il funzionamento. Il processo si divide in cinque fasi: Nella prima dovremmo Empatizzare con gli utenti, poi Definire il problema, Ideare una o più soluzioni, al fine di creare un Prototipo e Testarlo sugli utenti che riteniamo siano i potenziali fruitori del prodotto.

Queste fasi non vengono necessariamente eseguite in maniera sequenziale, ma potremmo saltare da uno step all’altro senza soluzione di continuità, tornando sui nostri passi e rielaborando ipotesi formulate precedentemente sulla base di nuove informazioni raccolte nelle fasi più avanzate.

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La peculiarità del Design Thinking rispetto ad altre tecniche di problem-solving sta proprio in questo approccio sperimentale e collaborativo. Durante la fase di test capita spesso di venire a conoscenza di nuovi aspetti del problema che ci faranno cambiare strategia. Magari gli utenti non recepiscono positivamente la soluzione che abbiamo progettato o scopriamo, una volta testato il prototipo che il problema era diverso da quello che pensavamo.

Questo comporta inevitabilmente uno stravolgimento di quanto appreso e una rielaborazione delle considerazioni elaborate fino a quel momento, che porterà all’ideazione di nuove teorie e prototipi per valutarne l’efficacia. Questo processo avviene in maniera ciclica fino all’identificazione di una soluzione che si dimostrati sufficientemente efficace, o, nella vita reale, fino a quando non finusce il budget. 😉

Per questa ragione il Design Thinking non è solo una tecnica di problem-solving, ma un vero e proprio modo di vedere il mondo, uno strumento per sviluppare idee innovative, concretamente legate alla realtà che ci circonda.

Qual’è l’obbiettivo del Design Thinking

Ormai dovresti averlo capito, il principale obbiettivo del Design Thinking è trovare una soluzione a un problema.

Il metodo comunque si adatta facilmente anche a situazioni in cui il problema che vogliamo risolvere non è ben definito o sconosciuto. Pensa per esempio a un’applicazione per il conteggio delle calorie giornaliere: la frustrazione degli utenti potrebbe nascere dalla mancanza di uno specifico alimento nella lista dei cibi, da un errore nel conteggio delle calorie, da difficoltà nell’usabilità, dalle notifiche troppo insistenti, o da molto altro ancora.

Il designer non conosce a priori i problemi che affliggono gli utenti ma può arrivarci attraverso la ricerca: empatizzando con le persone che usano l’app, intervistandole oppure svolgendo test mirati.

Inoltre il Design Thinking è uno strumento che stimola il pensiero creativo e la creazione di soluzioni fuori dagli schemi. La sua struttura collaborativa è per il team un incentivo a condividere le proprie opinioni personali ampliando la visione d’insieme. I singoli membri del gruppo sono liberi di discutere, confutare le ipotesi altrui e proporre le proprie. Mettere costantemente in discussione il proprio punto di vista e quello altrui è la chiave del Design Thinking. Dopotutto siamo alla ricerca di una soluzione che sia efficace nel mondo reale quindi deve superare una serie di prove che ne verifichino la validità.

I designer d’altra parte devono approcciarsi a mente aperta al Design Thinking, allontanando i preconcetti e le opinioni personali e lavorando sui dati. Non esiste una verità assoluta se non viene dimostrata scientificamente. Ogni idea deve essere sottoposta al banco di prova degli utenti ed i risultati devono essere misurati quantitativamente e qualitativamente.

Come funziona il Design Thinking?

Come abbiamo detto poco fa, il Design Thinking si divide in 5 fasi distinte che possono essere affrontate una alla volta in parallelo e ripetute fino a quando non saremo soddisfatti. Vediamole nel dettaglio:

Empatizzare con gli utenti

In questa prima fase l’obbiettivo è quello di conoscere meglio l’utenza del prodotto, al fine di comprenderne i bisogni, le modalità di utilizzo e le frustrazioni. Per riuscirci dobbiamo liberarci dei nostri preconcetti come potenziali fruitori e cominciare a farci le giuste domande: Chi userà il prodotto? In che modo? Dove? Per quale ragione? Qual’è l’obbiettivo dell’utente? Cosa potrebbe facilitargli la procedura?

Molti Designer inoltre realizzano una user persona, un profilo fittizio dell’utente tipo. Ne immaginano il sesso, l’età, l’occupazione, gli interessi e molto altro ancora, al fine di migliorare l’empatia con lui.

Definire il problema

Una volta apprese le nozioni di base sugli utenti, bisogna sviluppare un ritratto realistico della situazione per individuare i problemi che rovinano la loro esperienza.

Per rendere questa ricerca più facile, possiamo avvalerci di molti strumenti, dal semplice brainstorming ai diagrammi di flusso che ci aiutano a schematizzare in maniera lineare l’intero percorso di utilizzo del prodotto. In questo modo saremo in grado di trovare più facilmente i punti caldi dove le persone rimangono bloccate o commettono degli errori, che ci serviranno nella fase successiva.

Non dimentichiamoci mai di prendere in considerazione il contesto: ascoltare un audio di WhatsApp a casa propria o mentre siamo in fila alle poste attiverà un comportamento differente da parte delle persone. Nel primo caso siamo più inclini ad ascoltare l’audio con il vivavoce, mentre nel secondo direi proprio di no.

Ideare una soluzione

Come esseri umani siamo naturalmente portati a cercare una soluzione ai problemi, pertanto questo punto dovrebbe venire spontaneo. Anche in questo caso però non bisogna trarre conclusioni affrettate.

Dopo un rapido confronto di gruppo è importante scremare le idee. Durante questa fase l’interazione tra i membri del team porta sempre ottimi risultati, perché costringe a mettere in discussione le nostre idee sulla base di ragionamenti ed esperienze altrui. Inoltre anche se un’idea si rivela valida non vuol dire che sia applicabile, lavorando nel mondo reale dovremmo spesso scontrarci con le limitazioni della tecnologia ed ancora più spesso col budget del cliente.

Creare un prototipo

Una volta stabilita un’ipotesi sulla possibile soluzione, lo step successivo è la creazione un prototipo funzionante. Non bisogna perderci troppo tempo, non deve essere bello ma funzionale, perché vogliamo passare alla fase di test il prima possibile. Il prototipo ha infatti lo scopo di ricevere i feedback da parte degli utenti a cui lo sottoporremo e valutarne l’efficacia nel risolvere il problema evidenziato.

Ci sono vari strumenti sul mercato per realizzare un prototipo. Io uso Figma per i lavori digitali come siti web o applicativi, ma anche Adobe XD o Sketch vanno più che bene. Se volete concentrarvi sulle interazioni potete provare ProtoPie o inVision. Ma se preferite non perdere troppo tempo ad apprendere uno di questi software vi basta carta e penna per creare un prototipo basilare.

Testare il prototipo

In fine si passa alla fase di test quella più complicata ed interessante. Gli utenti che proveranno il prototipo potrebbero promuoverlo o bocciarlo. I test però si limitano solo a confutare o meno la nostra ipotesi.

Quando fate provare il vostro prototipo dovete valutare il comportamento verbale e non verbale della persona che avete di fronte, evitando di influenzarla con commenti o suggerimenti. Limitatevi a osservare ed intervenire solo se necessario. Ogni dettaglio può aiutarvi a estrapolare nuove informazioni che potrebbero arricchire il vostro modello.

Potrebbe essere il movimento inconsulto del pollice che cerca il burger menu in alto a destra quando invece si trova a sinistra, o il click ripetuto su un elemento che in realtà non ha interazioni.

Il nostro obbiettivo come designer è quello di rendere il prodotto il più fruibile possibile. Non bisogna quindi concentrarsi solo sulla risoluzione del problema ma restare concentrati ed identificare anche altre possibili criticità, prenderne nota per rivederle e risolverle nel ciclo di definizione, creazione prototipo e test successivo.

L’approccio scientifico del Design Thinking

Come avete notato il Design Thinking combina fasi più creative a momenti più analitici. I designer devono valutare il proprio progetto con mente critica per riuscire e ottenere buoni risultati.

L’avrò ormai ripetuto molte volte: solo i dati oggettivi portano alla reale soluzione del problema. Lo spirito creativo ci aiuta a identificare molteplici soluzioni, ma soltanto i test ci consentono di scegliere quella che funziona veramente.

Questo approccio misto si rispecchia nel modello a doppio diamante, che alterna fasi divergenti di brainstorming e raccolta delle idee a fasi convergenti di selezione ed eliminazione del superfluo. Un bravo designer è in grado di distinguere ed alternare agilmente queste due fasi, sfruttando sia le sue doti creative che analitiche.

Double-Diamond-nel-design-thinking

Come applicare il Design Thinking alla vita di tutti i giorni

Ed eccoci arrivati alla fine. Ora che abbiamo capito che cos’è e come funziona il Design Thinking, come lo possiamo applicare alla nostra vita lavorativa quotidiana?

Ecco un bell’esercizio per voi: iniziate a guardarvi attorno, il mondo che ci circonda è pieno di prodotti mal progettati. Che sia un cartello stradale posizionato in maniera errata (personalmente mi succede davvero molto spesso), un sito web difficile da navigare, o un’applicazione che vi provoca istintivamente frustrazione. Provate ad approfondire quella sensazione e chiedetevi perché. Solo chiedendovi qualche perché in più sarete in grado di maturare una mente critica che vi aiuterà a migliorare i prodotti a cui state lavorando.

Come tutti i grandi cambiamenti non sarà immediato ma graduale. Ad ogni problema risolto otterrete sempre più esperienza..

Potete inoltre cominciare a lavorare ad alcuni progetti personali per realizzare o ampliare il vostro portfolio. In questo momento sto valutando di progettare la nuova interfaccia di Steam, il famoso servizio di distribuzione di giochi digitali PC di Valve, e conto di parlarne tra un po’ in un articolo.

Anche il web è ricolmo di siti o applicativi dall’esperienza utente terribile. Dopo averne identificato uno che vi ispira particolarmente, potete cominciare ad analizzarne le criticità, seguendo passo dopo passo tutte le fasi del Design Thinking. È indubbiamente un esercizio utilissimo che magari vi potrerà anche qualche cliente.

Direi che per il momento è tutto. Ovviamente se hai qualche dubbio suggerimento o vuoi raccontarmi il progetto su cui stai lavorando, puoi farlo scrivendomi nei commenti. Sarò felice di risponderti.